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Prove invalsi. La scuola quiz

 

Prove invalsi. Una sorta di indovinelli come strumento di valutazione, una serie di quiz per quantizzare il sapere dei bambini, delle classi, delle scuole, la capacità degli insegnanti. Perfettamente in linea con la logica della scuola distributrice nozionistica e il bambino contenitore di informazioni pronte all’uso. Che tristezza! Lo dico non tanto come psicologa ma come mamma di un bambino di sette anni (seconda elementare) che proprio adesso, mentre scrivo, viene testato, anzi “invalsato”.

Oggi è prevista una prova di lettura basata sulla velocità (…), due minuti di tempo per leggere un testo, il tutto cronometrato! Una gara insomma, il più bravo è colui che arriva prima. Poi una prova di comprensione di un testo. Sempre a tempo ovviamente.

Non credo occorra essere psicologi per capire come la fretta, la valutazione, il controllo generino ansia, angoscia o comunque confusione. Ma voglio soffermarmi su un altro aspetto, secondo me ancora più pericoloso, su cosa stiamo passando ai nostri bambini sottoponendoli a questo tipo di prove.

Stiamo comunicando loro che si va a scuola per immagazzinare nozioni, che chi le ricorda meglio è il più bravo, che esistono differenze in termini di i più bravi e i meno bravi, che ci sono voti e prove per misurarli, che si deve stare al passo. In questo clima si predispongono a competere, a gareggiare con gli altri. Si portano a pensare che ci sono risposte giuste e sbagliate secondo una logica adulta alla quale doversi uniformare.

Chi ha avuto modo di leggere i testi delle prove di italiano – quelli utilizzati come esercizio – avrà avuto modo di notare che le domande sulla comprensione del testo ammettono una solo risposta giusta sulla base di una logica adulta – passiva– e non ammettono riflessioni critiche e creative specifiche della mente plastica di un bambino.  Oserei dire che un errore in queste prove può essere considerato un successo….

Non credo che le prove Invalsi siano prove valutative ma solo misurazioni quantitative a scapito delle vere competenze e della singolarità. La valutazione è un processo complesso che necessita di ben altri criteri, non può basarsi su una performance de-contestualizzata e standardizzata. La valutazione richiede attenzione alla complessità dei singoli percorsi di crescita.

Con le prove Invalsi non si valuta proprio niente, si ottiene un giudizio (che brutta parola) con il quale etichettare un alunno sulla base del suo sapersi adeguare o meno alle norme e alla logica di un sistema educativo condizionante e limitato.

Non si dovrebbero rispettare i tempi e i bisogni individuali? Si può valutare una persona-bambino-alunno mettendolo alla prova, inducendo stress psicologico? Poi, sono importanti solo le materie italiano e matematica? Vogliamo dimenticarci dell’intelligenza creativa e di tutte le altre materie che la rappresentano? Basta con l’omologazione, il pensiero unico, la passività e lo scontato! E basta con le prove Invalsi!

Le differenze tra i bambini ci sono ma devono essere rispettate, comprese e valorizzate, le diverse intelligenze devono essere sostenute, il pensiero autonomo, critico e creativo deve essere promosso. Mi disgusta l’idea della scuola del sapere e mi intristisce vederne coinvolto mio figlio.


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