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Finisce la vacanza inizia il malessere da ritorno in città

articolo pubblicato su Il Tirreno 30 agosto 2012

http://iltirreno.gelocal.it/regione/2012/08/30/news/finisce-la-vacanza-inizia-il-malessere-da-ritorno-in-citta-1.5618722

E’ definita sindrome da rientro. I sintomi sono mal di testa, stanchezza, mal di stomaco, difficoltà di concentrazione, ma anche ansia e svogliatezza. Il riprendere la vita abituale dopo la pausa estiva, per molti può essere motivo di disagio psicofisico.

Del resto, durante la vacanza si può aver esagerato nel mangiare, nel dormire, nel muoversi, nel far tardi, aver stravolto ritmi biologici che necessitano di una certo tempo per ristabilizzarsi. Si può aver sconvolto le nostre abitudini, le nostre frequentazioni, i nostri modi di vivere le cose. Anche questo ci espone a una certa ansia nel momento in cui siamo obbligati a rivestire i “soliti panni”. «Parlare di una vera sindrome – commenta la dottoressa Maria Barbara Urrai, psicologa a Roma, esperta in dinamiche relazionali – mi sembra eccessivo. Una sindrome è caratterizzata da una serie di sintomi che permettono una diagnosi, non è il caso per questo tipo di malessere». Dunque un “malessere da assestamento”, passeggero nella maggioranza dei casi, che scompare spontaneamente nel giro di una settimana, quando l’organismo si riappropria del proprio equilibrio.

Evitare la ripresa immediata di ritmi serrati, impegni e progetti ambiziosi sono accorgimenti utili per smorzarlo. «E’ il caso di approfondirlo nel caso in cui si prolunghi e interferisca nello svolgersi della vita abituale. In questi casi – riprende la psicologa – non c’entra il rientro in sé, evidentemente emergono ansie latenti, disagi sottostanti che la vacanza non ha alleggerito, anzi, può aver smosso. Non a caso, a settembre si registra un incremento nelle richieste di consulenza psicologica».

La vacanza – o l’interruzione estiva del solito tran tran -può non rivelarsi l’occasione tanto desiderata di relax, recupero e svago. Perché la routine quotidiana, per quanto pesante e noiosa, protegge offrendo certezze, regolarità, schemi. Come spiega la psicologa «c’è chi entra in crisi quando deve preparare la valigia o sta per iniziare un periodo pieno di cose diverse dalle solite. Lasciare i punti di riferimento, le certezze, affrontare il vuoto lasciato dalla vita abituale per molti è motivo di ansia». E’ comune pensare che le ferie siano l’occasione principale per stare bene. Ma divertirsi, rilassarsi, pensare a se stessi sono esperienze ed emozioni soggettive, non necessariamente legate alla vacanza. Quando si parte – o si sospende la quotidianità – può succedere di non stare bene perché non ci allontaniamo interiormente dalle preoccupazioni ma le portiamo dietro ovunque si vada. Lo stacco estivo viene spesso caricato di aspettative eccessive, molto spesso disattese. Oppure questo momento viene vissuto come un obbligo. In più i cambiamenti che si verificano possono incrementare tensioni invece che allentarle. «Per esempio – precisa Maria Barbara Urrai – può essere un momento di tensione di coppia perché ci si ritrova a dover stare insieme, confrontarsi, condividere tempi e spazi ai quali non si è abituati».

Così, interrompere la quotidianità non sempre significa allontanarsi dai propri problemi e tornare non sempre vuol dire ritrovare tranquillità. L’ansia, tanto temuta, può assalirci soprattutto nei momenti di cambiamento. La tendenza a “patologizzare”, fare diagnosi e inventare etichette per ogni vissuto emotivo è assai diffusa. Ansia da partenza, ansia da rientro, ansia da festività, ce n’è per tutti. Al di là di casi significativi per i quali è necessario intervenire, certe “sindromi” possono essere lette come sane risposte adattive nelle quali devono avere un loro spazio anche tensione, insicurezza, inquietudine. Quando si parte, si torna o si resta.


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